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3^ COMPAGNIA AN-NASIRIYAH BATTAGLIONE ASSALTO GRADO

 
Istituita il 29 giugno 1997 la III Compagnia Assalto inquadrata nell’allora Battaglione San Marco, assunse da prima il nome di Tien-Tsin, città della Cina Orientale dove il San Marco allora Fanteria “Real Marina” venne impiegato nel lontano 1900 in seguito alla rivolta di un gruppo estremista xenofobo denominato dei Boxers che minacciava le delegazioni diplomatiche europee in quella zona.
Il 29 giugno 2007 in occasione dei festeggiamenti del decennale per volere dell’allora Tenente di Vascello Vittorio Parrella la Compagnia cambiò il proprio nome in An-Nasiriyah in ricordo dell’“Operazione Porta Pia” meglio nota come Battaglia dei Ponti nell’omonima città irachena dove la III Compagnia il 6 Aprile 2004 al Comando dell’allora Tenente di Vascello Francesco Marino combatté per contrastare i miliziani iracheni. Di seguito un passo dell’intervista rilasciata dal Colonnello Luigi Scollo comandante dell’operazione al Corriere della Sera:

 

“Erano le 8 del mattino. Erano passate 4 ore quando dal terzo ponte è arrivata una notizia inquietante. E’ un ponte a schiena d’asino. Al di là della gobba non si scorgeva quello che stava accadendo. Allora quelli della Marina, i fucilieri del Reggimento San Marco, con un’operazione definita «formidabile» si sono arrampicati sul ponte riuscendo ad arrivare in un punto che, col binocolo, permetteva di avere una visuale completa. Dall’altra parte hanno inquadrato le sagome di donne e bambini. Hanno avvertito subito Scollo: se attraversiamo sarà una carneficina.
Il colonnello ha deciso di concentrarsi sui primi due ponti, rinunciando a prendere il terzo. Dice: «Noi non abbiamo sparato sui civili, ma non escludo che i guerriglieri li abbiano colpiti perché sparavano in tutte le direzioni. Nel corso della giornata ci hanno lanciato addosso almeno 400 razzi»”.

 

 

Un saluto alla 3^ Compagnia e al  suo Comandante

2^ COMPAGNIA TOBRUK BATTAGLIONE ASSALTO GRADO

Nell’autunno 1941, dopo una lunga stasi operativa, in previsione dell’offensiva il Comando Sup. Forze Armate in Africa Settentrionale, richiese con urgenza l’invio di truppe scelte dall’Italia, per impiegarle in missioni di sabotaggio oltre le linee nemiche, allo scopo di scompaginare il sistema di rifornimento nemico. Alla richiesta fu interessata anche la Marina che il 6 novembre decise di trasferire in Cirenaica tre compagnie del San Marco.
Il 10 novembre fu costituito il cosiddetto III Btg. San Marco in Africa Settentrionale, forte di 536 uomini. Il 18 novembre il San Marco s’attestò nel settore costiero tra Alba Fiorita e Ras Hilal, del quale il Btg. doveva assumere la difesa e nel contempo dedicarsi ad un rapido addestramento. Lo stesso giorno doveva iniziare l’operazione “Crusader” da parte dei britannici per cui l’Asse dovette rinunciare a propositi offensivi. Il San Marco a questo punto dovette essere subito trasformato in reparto di linea. Vinta la battaglia di Bir El Gobi, l’8 dicembre gli inglesi raggiunsero e superarono Tobruch, avanzando con celerità verso ovest la linea difensiva Italo-Tedesca dovette ripiegare sul confine tra la Cirenaica e Sirtica.
Il 21 gennaio 1942 il Gen. Rommel, che nel frattempo aveva riordinato le proprie forze, pensò alla controffensiva. Il San Marco fu tra i primi ad avanzare raggiunse Agedabia il 22 e si schierò a difesa con fronte verso nord. Nella notte del 25 gennaio fu raggiunta Antelat, località di strategica importanza. Nel prendere possesso della zona il Btg. dovette affrontare duri scontri che causarono perdite, seppure lievi. La sosta ad Antelat, più lunga del previsto, doveva contrassegnare un periodo particolarmente disagiato nella vita del San Marco che, disposto a caposaldo in pieno deserto si trovava ben lontano dal fronte (Bengasi era stata riconquistata il 29 gennaio.

Il 7 marzo il Btg. fu trasferito a Bengasi, per assumere la sorveglia del porto e la difesa esterna della piazzaforte. L’11 maggio, su richiesta dello stesso Rommel, il San Marco fu trasferito prima nel Golfo di Bomba, alle dipendenze dell’Afrika Korps e poi al X Corpo d’Armata, si sposto per difendere la pista di Tmimi su cui transitavano i rifornimenti per le colonne avanzanti. Nella notte del 15 giugno i capisaldi tenuti dagli uomini del San Marco furono attaccati da forze corazzate e motorizzate inglesi, che tentavano di rompere l’accerchiamento. L’attacco fu respinto e furono catturati due Bren carrier in perfetta efficienza. Quando ormai era prossima la caduta di Tobruch, in mano ancora inglese, il Battaglione fu fatto convergere verso la piazzaforte dove entrò alla testa delle truppe occupanti. Numerose ricompense militari furono assegnate per questo ciclo operativo, tra le altre ricordiamo la M.A. alla memoria al Sgt. Agostino Sacripanti e la M.B. al Ten. E. Busca, al S.T.V. G. Campiero ed al Capo Cannoniere R. Papini.

La caduta di Tobruch poneva fine alla partecipazione delle successive azioni in Egitto ed il San Marco assumeva il servizio di sicurezza portuale e la difesa costiera.

Il 5 settembre, ad Alam el Halfa, l’ultima offensiva dell’Asse s’infrangeva sulle difese britanniche, segnando il definitivo declino delle mire verso il Nilo. Inizialmente la controffensiva nemica non fu così massiccia ed il compito di logorare l’avversario era affidato all’aviazione, ormai padrona incontrastata dei cieli. Il Comando britannico a questo punto poneva la propria attenzione su Tobruch. Sfruttando le tecniche e le esperienze acquisite anche su altri fronti pianificò un’azione di commandos, da terra e dal mare per neutralizzare definitivamente la piazzaforte. All’operazione, denominata “Agreement ” furono destinati 600 uomini, oltre ad un incrociatore dieci cacciatorpedinieri un sommergibile ed una ventina di motocannoniere, organizzati in cinque gruppi.
Il piano, basato sulla sorpresa il tempismo l’addestramento e il coordinamento delle forze partecipanti, non teneva in conto però la capacità difensiva del nemico. Gli inglesi stimavano la presenza in qualche migliaio di ” low grade Italian troops” oltre a pochi tedeschi dell’artiglieria antiaerea. Erano anche previsti trucchi ed inganni, come ad esempio i due cacciatorpedinieri dovevano assumere la tinteggiatura italiana e si sarebbero dovuti fermare dinanzi a Tobruch emettendo fumo e simulando uno sbandamento, per dare impressione da terra e dall’aria di essere un’unità italiana danneggiata. L’attacco di commandos avvenne durante un raid aereo, alcune batterie costiere furono neutralizzate con l’effetto della sorpresa e del trambusto degli attacchi aerei. Ma alla batteria Grasso le sentinelle si erano accorte dell’attacco e riuscirono a dare l’allarme. Reparti del San Marco passarono immediatamente all’azione arrestando le forze inglesi incontrate.

Le altre forze da sbarco britanniche trovarono la ferma resistenza degli italiani. L’opposizione del San Marco e la maggiore distanza tra il luogo di sbarco e l’obiettivo furono fatali ai Royal Marines. Il disegno britannico a questo punto era ormai chiaro, così come evidente si profilava il suo fallimento. Infatti, l’unità navale inglese “SIKH” impegnata a far sbarcare la seconda ondata fu presa sotto tiro dalle batterie e venne ben presto neutralizzata. Gli aerei da caccia italiani, alzatisi in volo mitragliarono i natanti nemici al largo. Quando i britannici si accorsero di avere davanti un avversario deciso ad annientarli si arresero, mal dissimulando lo smacco. Non potevano sapere che in quanto a grinta gli uomini del San Marco ne avevano da vendere. Il fallimento dell’operazione “Agreement” costò agli inglesi mezzo migliaio di uomini, oltre a quelli delle navi affondate, a fronte di 15 italiani morti, di cui 5 del Battaglione San Marco.

Il Battaglione ebbe la citazione nel Bollettino del Comando Supremo e pochi giorni dopo esso fu autorizzato a mutare il nome da III Btg. San Marco in Africa Settentrionale in Battaglione Tobruch. L’offensiva del Maresciallo Montgomery, ormai inevitabile, iniziò ad Al Alamein nella notte del 23 ottobre 1942. Dopo la tenace resistenza iniziale, l’Armata dell’Asse avviò la graduale ritirata dall’Egitto verso la Libia. Con gli altri ripiegarono anche i nuclei avanzati del San Marco dislocati a Marsa Matruch (Reparto Gamma). Il 7 novembre iniziò lo sgombero della stessa Tobruch, ad eccezione del Btg. Tobruch del San Marco che rimase in funzione di retroguardia. Nella notte del 22 il San Marco lasciò la Libia per attestarsi in Tunisia. Si concluse così la campagna di Libia, alla quale aveva partecipato per 14 mesi ed aveva lasciato sui campi di battaglia il 12% delle sue forze.

Tofubruch anche il luogo dove perì Italo Balbo, essendo stato il bombardiere S.M. 79 da lui pilotato, colpito da un proiettile tracciante.
Con Italo Balbo perirono il pilota Frailich e Nello Quilici, direttore del Corriere Padano.

Durante le sommosse popolari che hanno coinvolto il paese nel 2011, la città di Tobruch è stata il primo centro ad essere preso dagli insorti.

Un saluto alla 2^ Compagnia ed al suo Comandante

1^ COMPAGNIA BAFILE BATTAGLIONE ASSALTO GRADO

 
ANDREA BAFILE (Monticchio di Bagno, 7 ottobre 1878 – Basso Piave, 11 marzo 1918) è stato un militare italiano, tenente di vascello della Regia Marina, insignito della medaglia d’oro al valor militare alla memoria. Primo dei dodici figli del medico Vincenzo e di Maddalena Tedeschini-D’Annibale, fratello del cardinale Corrado, studiò presso la Regia Accademia Navale di Livorno e ne uscì col grado di guardiamarina (21 dicembre 1899).

Ufficiale della Regia Marina dal 1902, venne promosso Tenente di Vascello nel 1907. Direttore dell’armamento della nave militare Quarto dal 1911, si distinse per aver eroicamente salvato l’imbarcazione da un incendio che rischiava di farla esplodere: l’atto gli valse la medaglia d’argento al valor militare conferitagli il 27 luglio 1913 da Vittorio Emanuele III.

Rinunciò alla promozione a capitano di corvetta e ad un incarico presso lo Stato Maggiore per poter continuare ad imbarcarsi sui navigli leggeri: prese parte alla preparazione dell’impresa delle Bocche di Cattaro guidata dal maggiore Armando Armani e da Gabriele D’Annunzio.

Comandante del Battaglione di fucilieri Monfalcone e poi del Battaglione d’assalto Caorle nel Reggimento San Marco, durante la Prima guerra mondiale partecipò alla difesa di Venezia, minacciata dagli austriaci dopo la disfatta di Caporetto: riuscì ad oltrepassare il Piave con altri quattro marinai ma, nel riattraversare il fiume, nei pressi di Cortellazzo (Jesolo) fu scoperto e ucciso.

La tragica fine di Andrea Bafile suscitò grande emozione nell’opinione pubblica e segnò profondamente l’animo degli uomini al fronte: all’indomani della morte, il Capitano di Vascello Alfredo Dentice di Frasso avanzò la proposta di conferire una Medaglia d’oro alla memoria.

Il 9 aprile 1918 il Battaglione Monfalcone venne reintitolato ad Andrea Bafile, prima medaglia d’oro del reggimento.

Dal 20 settembre del 1923 le sue spoglie mortali riposano in un sacrario scavato fra le rocce della Majella a Bocca di Valle, presso Guardiagrele (Chieti), realizzato a partire dal 1920 per commemorare i caduti abruzzesi della prima Guerra mondiale.

La Marina Militare ha intitolato nel 1968 alla sua memoria una nave da sbarco.

Gli è stata intitolata la Compagnia Operazioni Speciali Reggimento San Marco.

Gli è stata intitolata la via principale della città di Jesolo. A l’Aquila gli è stato intitolato il Liceo Scientifico.

Un saluto alla 1 ^ Compagnia ed al suo Comandante